Un paio di jeans, qualche maglietta e scarpe molto comode basteranno come bagaglio per visitare una città caotica, colorata, raffinata e popolare al tempo stesso.
Contrasto, questa è la parola d’ordine. Contrasto tra i bambini con le facce sporche che giocano a pallone nei vicoli del centro storico e le signore con la piega appena fatta che passeggiano lungo Via Chiaia. Contrasto tra le costruzioni popolari, i bassi, le sedie e le chiacchiere in mezzo alla strada, i panni stesi da un balcone all’altro e il luccichìo delle barche tirate a lucido nel porticciolo di Mergellina.
Napoli è tutto questo e molto di più.
Un paio di giorni non saranno sufficienti per visitare tutte le meraviglie della città, ma basteranno per catapultarvi nella complessa eppure immediata anima partenopea.
Io ho iniziato con una passeggiata nel centro storico, il cuore pulsante della città, tra vie acciottolate, piazzette nascoste, artigiani locali, pizze fritte e panni stesi. Non perdetevi Santa Chiara e il suo chiostro (5 euro l’ingresso), la Piazza e la Chiesa del Gesù Nuovo, Spaccanapoli, che corre da una parte all’altra del centro storico, San Gregorio Armeno (la famosa via dei presepi), piazza San Domenico, la cappella Sansevero (dov’è custodito il Cristo Velato, 7 euro l’ingresso) il Duomo e mille altri scorci che le strette vie del centro possono offrirvi. Per ritrovare le energie dopo la lunga passeggiata vi consiglio le specialità da asporto di Di Matteo (arancini, frittatine di pasta, crocchè, pizze fritte e pizzette tonde al forno), oppure le dolcezze di Scaturchio: babà, sfogliatelle frolle e ricce, il ministeriale (la specialità della casa, un disco di cioccolato fondente e liquore), tutto accompagnato da un buon caffè.

Per pranzo, se non vi va di affrontare la lunghissima fila per guadagnarvi un tavolo alla storica pizzeria da Michele, fate come me: prendete la pizza da asporto e, girato l’angolo, troverete delle scale molto popolari dove vanno a sedersi i ragazzi del posto per consumare il loro pasto. Munitevi di tovagliolini e di una birra fredda e addentate la pizza fetta dopo fetta mentre i bambini del quartiere vi giocano intorno. Mai provato qualcosa di più autentico. Per cena potreste provare due trattorie popolari come Nennella o la Locanda ‘Ntretella. Dopo cena, invece, non c’è niente di meglio di un cocktail o un amaro servito con cubetti di cioccolato fondente all’Intra Moenia di Piazza Bellini.
Il giorno dopo proseguirei con una visita alla Certosa di San Martino, dalla quale si gode di una superba vista su tutta la città. Inoltre, vale la pena visitare la sezione navale e la sezione presepiale dell’annesso museo (che io ho letteralmente adorato!).
Prima di prendere la funicolare per Chiaia fate come me e non perdetevi una puntatina al mercatino di Antignano, dove ci sono alcune bancarelle di scarpe firmate a prezzi stracciati (niente a che vedere con il mercato di Poggioreale, ma cmq un giretto si può fare).
Arrivata a Chiaia, ho fatto una lunga passeggiata tra Villa comunale, lungomare (ora completamente pedonalizzato), Castel dell’Ovo (carini i caffè del borgo marinaro, tipo il Barcadero), Piazza del Plebiscito, Palazzo Reale, Teatro San Carlo, Galleria Umberto I, Via toledo e, infine, un’ultima puntatina da Scaturchio prima di partire
Ho dormito al B&B Belle Arti. Carino e in una posizione molto comoda (vicino alla metro MUSEO). Piacevole la colazione in camera da consumare sul terrazzino. Buon viaggio a tutti




























